Catherine Spaak, da “La voglia matta” a “Febbre da cavallo”: passione, charme e gag. «Quel tetto sfondato con Proietti»




Di lei, Francesca ovvero Catherine Spaak, non si innamorò follemente solo l’ingegner Antonio Berlinghieri, ovvero Ugo Tognazzi, ma tutti gli italiani, con la complicazione che quella ragazza bionda dagli occhi irresistibili aveva solo 17 anni quando faceva perdere la testa al protagonista 40enne de La voglia matta sulla spiaggia di Sabaudia. Con quel film subito cult Luciano Salce fece decollare nel 1962 la carriera dell’attrice belga che veniva doppiata perdendo un po’ della malizia con cui stregava il professionista precipitato nel ridicolo. Ma solo un po’ perché restava tanta di quella carica seducente con charme in quella ragazzina che il film venne vietato ai minori di 14 anni. Fino al 1975 in Italia – va ricordato – si diventava maggiorenni a 21 anni.

 

Nello stesso anno è nel capolavoro Il sorpasso di Dino Risi con Vittorio Gassman, sempre nel ruolo di ragazza che fa girare la testa non per il fisico ma per quella malizia elegante, mai sbandierata e proprio per questo travolgente. Memorabile il dialogo sulla spiaggia con il padre assente interpretato da Gassman.

Vola in alto anche l’anno dopo con il film La Noia di Damiano Damiani tratto dal romanzo best seller di Moravia: indimenticabile la scena di nudo con una pioggia di banconote da diecimila lire che la coprono

Un doppio successo nel giro di pochi  mesi che lanciò definitivamente la carriera di Catherine Spaak che 36 film dopo aggiunse anche i toni brillanti alla sua gamma con le gag con cui Gabriella reggeva il confronto con il fidanzato Gigi Proietti in Febbre da cavallo di Steno.  Registro da commedia sostenuto da una profonda intelligenza. 

 

 

Ricordando quel film di enorme successo, Catherine Spaak amava ricordare: «Non sono una giocatrice, un giorno mentre giravo un film a Montecarlo mi hanno invitata a giocare al casinò ma ho rifiutato però ho chiesto di giocare il 90, allora si sono messi a ridere perché nella roulette il 90 non esiste. Non sapevamo che stavamo girando un film che sarebbe rimasto impresso a così tante persone, ancora quando prendo un taxi mi dicono “Allora, come va Gabriella? Come vanno i cavalli?” e si ricordano anche le battute. Ci siamo molto divertiti, il merito è tutto del regista e poi noi attori ci siamo divertiti e siamo grati al successo del film e al segno che ha lasciato. Con Gigi abbiamo sfondato il soffitto dell’appartamento in cui giravamo la  scena dove io mi arrabbio e gli tiro i piatti». 

 

 

Ed è proprio Gabriella a fornire al fidanzato e a suoi sgangherati amici, fra i quali Er pomata Enrico Montesano, i nomi dei cavalli della celeberrima Tris: Soldatino, King e D’Artagnan. Una “formazione” divenuta proverbiale, citatissima ancora oggi insieme a “mandrakata” da Mandrake, eroe dei fumetti e soprannome di Bruno Fioretti-Gigi Proietti. 

 

Le sue capacità di coprire tutti i ruoli, con una notevole dose di autoironia,  era emersa del resto da subito nel 1964 nell’Armata Brancaleone sempre con Gassman che torreggiava un cast stellare in cui la 19enne belga venne inserita senza troppo riguardo, come lei stessa ricorderà negli anni successivi. Ma aveva le spalle larghe la ragazza che aveva debuttato cinque anni prima nel film L’Inverno di Gautier. Nel 1960 le prime scintille del grande futuro in Dolci inganni di Alberto Lattuada.

 

Nel 1964 il primo grande successo anche nel campo musicale con Noi siamo i giovani – L’esercito del surf, una canzone di Mogol che identifica una generazione e un’epoca.

 




Ultimo aggiornamento: Lunedì 18 Aprile 2022, 07:15



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Catherine Spaak, da “La voglia matta” a “Febbre da cavallo”: passione, charme e gag. «Quel tetto sfondato con Proietti»

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